giovedì 26 novembre 2009

COROT E L'ARTE MODERNA IN MOSTRA A VERONA

Corot e l'arte moderna (Verona)La mostra “Corot e l’arte moderna. Sovenirs et Impressions”, dal 27 novembre 2009 fino al 7 marzo 2010 presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, rappresenta la prima operazione frutto di un accordo fra il Louvre di Parigi ed il Comune di Verona. Il curatore della mostra è,infatti, Vincent Pomerede, direttore del dipartimento di pittura dell’autorevole istituzione museale parigina.
Il tema principale della mostra si identifica nel fondamentale ruolo di Camille Corot durante il passaggio tra il classicismo, così legato alla tradizione, e l’impressionismo e quindi le avanguardie dell’arte moderna. Jean Baptiste Camille Corot è considerato da molti critici “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”. Una dicotomia non difficile da rintracciare nell’arte del pittore parigino che si sviluppa da opere raffiguranti paesaggi bucolici accostabili per tematiche al tradizionalismo classico ad elementi anticipatori della pittura impressionista e dell’avanguardia. Corot fu, infatti , uno dei maggiori interpreti della pittura paesaggistica dell’800, fortemente legato ai maestri classici del ‘600 ed al naturalismo europeo del ‘700, ma seppe rivalutare tali esperienze con soluzioni innovative ed interpretazioni personali che influenzeranno le future correnti pittoriche. Il percorso espositivo è costituito da circa oltre cento dipinti, prestiti provenienti non soltanto dal Louvre ma da decine di importanti musei di tutto il mondo. Le opere di Corot sono dunque messe a confronto con quelle di artisti cui si ispirò o che influenzò: Braque, Cezanne, Monet, Picasso, Renoir e Sisley e tanti altri. Importante rilievo viene dato ai viaggi che Corot intraprese in Italia ravvisabile nei quadri che ritraggono le rovine di Roma e l’idillio della campagna laziale, la tranquillità del lago di Garda e l’incanto di Venezia.
La mostra “Corot e l’arte moderna. Sovenirs et Impressions” è promossa dalla Direzione Regionale per il Veneto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e l’Università degli Studi di Verona.

Info
Sede: Palazzo della Gran Guardia - Piazza Bra - Verona
Periodo: 27 novembre 2009 - 7 marzo 2010
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 9.30–18.00 (31 dicembre), 13.30–19.30 (1 gennaio), 25 dicembre chiuso
Ingresso: €10,00 intero - 8,00 ridotto* - 4,00 ridotto** - gratuito***
Tel: 199199111 (infos e prenotazioni)
Note: la prenotazione costa €1,50 (individuale) e €10,00 (scuole).
* Gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 e maggiori di 65 anni, possessori del biglietto di ingresso al Museo di Castelvecchio e a Palazzo Forti, titolari di apposite convenzioni.
** Studenti delle scuole elementari, medie e superiori, disabili.
*** Bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, accompagnatori di disabili, due insegnanti accompagnatori per classe.

mercoledì 25 novembre 2009

FRAGILE - A GHOST STORY

Titolo originale: Fragiles
Nazione: Spagna
Anno: 2005
Genere: horror
Durata: 1H40M
Regia: Jaume Balagueró
Sceneggiatura: Jaume Balagueró, Jordi Galceran
Fotografia: Xavi Ginenez
Musiche: Roque Baños
Cast: Calista Flockhart, Richard Roxburgh, Yasmin Murphy, Elena Anaya, Gemma Jones, Colin McFarlane, Michael Pennington, Daniel Ortiz, Ivana Baquero, Susie Trayling, Stephen Pick, Michael Gatward, Lloyd F. Booth Shankley, Scarlet Carey


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Trama
Amy, un’infermiera, si reca sull’isola di Wight per lavorare durante il turno di notte nell’ospedale pediatrico Mercy Falls che sta per essere chiuso per sempre a causa delle pessime condizioni in cui versa. Amy, che si sente ancora responsabile della morte di una bambina in un tragico evento, cerca di accudire i bambini dell’ospedale con la massima cura. Tra questi c’è Maggie, spaventata dalla presenza di Charlotte, il fantasma di una bambina che la piccola afferma di vedere in continuazione. In effetti nell’ospedale accadono alcuni strani episodi: Simon, uno dei piccoli degenti, si frattura il femore in circostanze misteriose e durante la notte si odono inquietanti rumori. Oltre Amy ed i bambini, nessun altro dei dipendenti dell’ospedale sembra notare nulla di pericoloso.

Recensione
Dopo “Nameless” e “Darkness”, il regista spagnolo Jaume Balagueró continua il suo viaggio nel mondo dell’horror. I bambini sono sempre tra i protagonisti e la loro presenza accresce fin dall’inizio il senso di tensione che avvolge la pellicola. “Fragile - A ghost story” è un horror soprannaturale che nonostante la trama banale si rivela intrigante nello scorrere del racconto. Ci sono tutti gli elementi classici del cinema horror: edifici infestati da fantasmi, atmosfere dark (pioggia battente continua incessante per tutto il film), la protagonista dal tragico passato per il quale si sente ancora responsabile, la leggenda metropolitana dalla quale nasce la storia e i classici rumori indefiniti che mettono ansia. Balagueró riesce dunque a rendere efficace una storia poco originale in particolar modo piace la sua regia che non incede sui particolari, ad esempio le impressionanti inquadrature delle fratture subite dai bambini. Nel cast, per la prima volta non spagnolo spicca “Ally McBeal” Calista Flockhart in un personaggio senza dubbio non semplice da interpretare, denotandone con efficacia il carattere drammatico. Brava anche la piccola Yasmin Murphy nel ruolo di Maggie, tormentata ed ossessionata dalla presenza dello spirito che aleggia nella struttura pediatrica. Le musiche di “Fragile - A ghost story” rendono suggestiva ed inquietante l’atmosfera, assieme al sonoro ed agli effetti visivi che danno vita ad alcune scene davvero terrificanti. La fotografia riassume e imprigiona l’atmosfera gotica e plumbea, gli angoli bui dell’ospedale fatiscente.
“Fragile - A ghost story” è un film dalla trama semplice ma interessante, non privo di colpi di scena. Piacevole l’alternanza tra scene horror e drammatiche, con un finale che può risultare a molti piacevole ed imprevisto, ma di sicuro è commovente. Il viso atterrito e smarrito di Calista Flockhart è un buon motivo per non perdersi questo film. Non un capolavoro, ma sicuramente un horror con un buon grado di suspense.

Voto: 71%

CINECITTA' WORLD APRIRA' A ROMA NEL 2011

Cinecittà World (Roma)Il suo nome sarà “Cinecittà World” ed aprirà al pubblico nella primavera del 2011. Si tratta del primo parco tematico sul cinema in Italia. Sorgerà a Roma, sulla via Pontina, nei pressi di Castel Romano, sulle ceneri degli studios costruiti negli anni ’60 da Dino De Laurentiis. Il suo progetto è pianificato in 4 fasi: nella prima fase saranno aperte al pubblico le prime strutture dedicate ai ragazzi ed alle famiglie con montagne russe, scivoli d’acqua, arene con scenografie cinematografiche, teatri dedicati al digitale, al 3D e al 4D; la seconda fase, entro la fine del 2012, vedrà nascere “The Village”, un villaggio di negozi, ristoranti e cinema; la terza e la quarta fase saranno invece ultimate nel 2014, con “Cinecittà World 2” e “Cinecittà Natura”. Il progetto del parco e' stato assegnato scenografo Dante Ferretti, premio Oscar nel 2005 per “The Aviator” di Martin Scorsese e nel 2008 per “Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street” di Tim Burton, con lo scopo di realizzare un mix di cinema e divertimento in grado di accogliere più di 4 milioni di visitatori all’anno. “Cinecittà World” fa parte del programma del Comune di Roma nelle del II Polo Turistico della Capitale.
Nel video la presentazione di “Cinecittà World”, il primo parco tematico sul cinema in Italia:



I 10 EDIFICI PIU' BRUTTI DEL MONDO

I 10 edifici più brutti del mondoIl sito di viaggi Virtualtourist ha completato un sondaggio tra i suoi visitatori per decretare i 10 edifici più brutti del mondo. Tali edifici, ritenuti spesso dagli addetti ai lavori esempi di architettura d’avanguardia, risultato di menti geniali sempre alla ricerca di soluzioni innovative, in realtà non hanno trovato alcun consenso tra la gente che li considera come opere prive di bellezza e di gusto. Famosi architetti sono autori di opere ritenute vere mostruosità dalle persone comuni. Ed anche l’archistar italiana Renzo Piano fa parte di questa lista nera.

Ryugyong Hotel (Pyongyang, Corea del Nord)
Il Ryugyong Hotel è un grattacielo di Pyongyang, capitale della Corea del Nord. La sua realizzazione, iniziata nel 1987, fu interrotta nel 1992 in primo luogo a causa della mancanza di fondi del committente, lo stato coreano. Furono in realtà diversi i motivi che portarono alla chiusura dei lavoro: inosservanza delle più banali norme di sicurezza (materiali di scarsa qualità) e grossolani errori di progettazione (dopo aver completato la struttura, i progettisti si accorsero che i pozzi lungo i quali dovevano scorrere gli ascensori erano troppo stretti). Dunque il Ryugyong Hotel rimase per lunghi anni incompleto, un mostro di cemento dalla strana forma piramidale e talmente alto (330 m.) da dominare ignobilmente lo skyline della capitale coreana. Le oltre tremila stanze e i cinque ristoranti rimasero senza finestre e gli impianti incompleti, soggetti all’incuria ed alle intemperie. Nell’aprile 2008 sono inaspettatamente ripresi i lavori che si spera abbiano presto fine. Una soluzione che però non scioglierà le numerose critiche intorno a questa struttura, in quanto non è neanche facile comprendere i motivi della sua realizzazione, un albergo che può contenere oltre 5000 persone in una città che non certo è elencata dalle guide di viaggio come una città da visitare assolutamente. Unica struttura presente nella lista dei peggiori edifici del mondo del 2008, Ryugyong Hotel ha fatto parlare di sé in maniera negativa in molte occasioni e la rivista americana Esquire l’ha definito tempo fa il più brutto edificio nella storia della umanità.

Morris A. Mechanic Theatre (Baltimora, USA)
naugurato nel 1967, il Morris A. Mechanic Theatre fu progettato dall’architetto John M. Johansen con l’idea di creare un punto di riferimento per le rassegne teatrali della città di Baltimora. L’edificio è considerato un esempio di brutalismo architettonico, un nuovo modo di concepire l’architettura introdotto nel 1954 con Le Corbusier. Particolarità di movimento architettonico era la volontà di palesare i gli elementi costituenti gli edifici: tubature, impianti elettrici e così via. Inoltre le forme grezze fanno risaltare la struttura ed il cemento a vista completa lo scenario di apparente povertà estetica. L’edificio rimase chiuso per ben trent’anni per passare di mano più volte. L’ultimo acquirente, nel 2005, è stato lo “One West Baltimore Associates Street”, intenzionato a trasformare la struttura in un centro ad uso misto comprendente attività commerciali, uffici, residenze private ed un albergo.

Centro Georges Pompidou (Parigi, Francia)
Nel 1969 il presidente francese Georges Pompidou decise creare nel cuore di Parigi un importante centro culturare con musei d’arte, biblioteche e mediateche. Fu indetto un concorso internazionale ed il progetto vincitore tra gli oltre 600 in gara fu quello degli architetti Renzo Piano (allora semisconosciuto) e Richard Rogers, con il contributo di un terzo architetto, Gianfranco Franchini. Dopo cinque anni di lavori, il Beaubourg, il vero nome dell’edificio, fu inaugurato nel 1977. Il complesso ospita tuttora ogni tipo di attività museale, con particolare spazio all’arte moderna, il cui museo occupa gli ultimi tre piani della struttura. Gli altri piani sono attualmente occupati da una biblioteca, un cinema, alcune librerie, ristoranti e centri culturali. Fin dall’inizio Centro Georges Pompidou fu il bersaglio di numerose critiche perché molti consideravano fuori luogo quell’edificio troppo moderno, dal design audace e bizzarro, con gli elementi portanti, le scale mobili, gli ascensori installati all’esterno della struttura. Caratteristici sono i tubi a vista ognuno di colore diverso in base alla funzione da essi svolta: il blu corrisponde all’impianto di climatizzazione, il giallo a quello elettrico, il rosso alla circolazione e il verde al trasporto delle acque.

Žižkov Television Tower (Praga, Repubblica Ceca)
Progettata tra il 1985 e il 1992 dall’architetto e scultore ceco David Černý, la Žižkov Television Tower è alta 216 m. e rappresenta l’edificio più alto di Praga. Un’opera interessante ma, fin da subito, fortemente discussa. Simile ad un’astronave o ad un missile, con alcune insolite figure infantili che vi si arrampicano, la torre svetta dal quartiere Žižkov e rappresenta per i suoi residenti un pugno nell’occhio, rovinando l’armonia del quartiere storico della città. D’altra parte l’altezza della torre consente una vista panoramica sulla parte storia e più attraente di Praga, in particolare se nel caso di una cena romantica nel ristorante con vista presente nella torre. Per alcuni un illustre esempio di architettura comunista, per altri una costruzione inserita in un contesto sbagliato. Per i visitatori di Virtualtourist si tratta invece di un edificio semplicemente orrendo.

Federation Square (Melbourne, Australia)
La Federation Square è la piazza principale della città di Melbourne ed è il luogo d’incontro di residenti e turisti. Un contesto architettonico piuttosto disordinato che alcuni critici ritengono inutile e privo di significato artistico. In realtà la piazza con i suoi edifici offre ogni genere di intrattenimento: luogo di eventi, concerti e mostre, possibilità di fare shopping nei numerosi negozi, corsi di tai chi, ristoranti e locali dove mangiare e divertirsi. Un trionfo di acciaio, vetro e geometrie surreali, la Federation Square è diventata il cardine della città. Caratteristiche che però non sono state gradite agli invitati al sondaggio che confermano i mugugni di tanti che non riescono ad apprezzarne il senso estetico e funzionale.

Palazzo della Markel Corporation (Richmond, USA)
Se qualcuno si trovasse a passeggiare per le strade di Richmond, in Virginia, potrebbe imbattersi in quello che a prima vista sembrerebbe un’astronave aliena nascosta in modo grossolano della CIA o dall’FBI. Non ci troviamo in un episodio tratto dalla serie X-Files, perché in realtà si tratta del palazzo della Markel Corporation, una società di assicurazioni e di investimenti quotata a Wall Street. Nel 1962 la Market commissionò all’architetto Haigh Jamgochian il progetto della sua sede di Richmond. Dopo tre anni di lavori e continui restringimenti di budget, partorì quello che lo stesso architetto definì “una patata al forno avvolta nella carta stagnola”, idea che gli venne durante una cena tra architetti. In effetti ogni piano dell’edificio è completamente avvolto da una striscia di alluminio, materiale scelto per la presenza nella città Richmond della Reynolds Metals, terza società al mondo per produzione di alluminio. Per estremo gusto artistico, le fasce che circondano i piani sono state deformate a colpi di mazza. Un esempio genialità architettonica degli anni ’60 che oggi risalta nel centro dello shopping della città di Richmond. Risalta ma non esalta.

Beehive (Wellington, Nuova Zelanda)
Il Beehive è il nome comune dell’ala esecutiva del Palazzo del Parlamento della Nuova Zelanda. Situato a Wellington, la sua ideazione è attribuita all’architetto scozzese Sir Basil Spence, che ne abbozzò qualche schizzo durante una cena nel 1964. L’edificio è stato in seguito progettato da Gibson O’Conner, proprietario di un’impresa di costruzione e terminato nel 1979 dal suo socio Noel Gibson. Il Beehive è stato costruito in più fasi tra il 1969 e il 1979, perché durante questo periodo, fu vittima di una serie di disavventure, tra le quali un incendio che distrusse gran parte di quello che era stato costruito. La costruzione è è composta da dieci piani, alta circa 72 m. ed ha quattro piani sotto terra. La parte antistante l’ingresso è decorata con pavimenti in marmo, le mura sono costituite di pannelli di acciaio e il soffitto è in vetro che consente una buona illuminazione durante le giornate di sole. La sua struttura particolare gli ha donato il nomignolo di Beehive (alveare) ma anche numerosi critiche che ne hanno evidenziato le discutibili qualità artistiche.

Sede Petrobras (Rio de Janeiro, Brasile)
La Petrobras è una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo, con filiali in 27 nazioni in tutto il mondo. Il design decisamente audace dell’edificio, ubicato a Rio de Janeiro, vuole presumibilmente tradurre l’imponenza e l’autorità della società petrolifera di proprietà dello Stato (ne possiede circa il 30% delle azioni) esprimendo una netto contrasto architetturale tra la pesantezza dei blocchi e la leggerezza e la sottigliezza delle colonne/pilastro che si intervallano ad essi. Tale pesantezza è inoltre mitigata dalla presenza di alcune terrazze e giardini pensili che collegano gli spazi interni ed esterni. Un sistema di brise soleil (frangisole orientabili) accentuano l’eccentricità della sua architettura risolvendo però il problema della corretta esposizione delle facciate alla luce del sole. Quello che sembrerebbe un esempio di architettura estrosa e al tempo stesso funzionale, a molti sembra in realtà un mostro realizzato dalla mano di un bambino che, stanco di giocare, lo ha lasciato incompleto.

Royal Ontario Museum (Toronto, Canada)
Il Royal Ontario Museum, conosciuto come ROM, è il più grande museo del Canada. Fu progettato per rinnovare le gallerie contenute in museo preesistente, ampliandolo con uno spazio espositivo di 100.000 mq che oggi comprende quaranta gallerie d’arte con circa sei milioni di opere in esposizione. Molto curata è la parte relativa alle scienze naturali con un’incredibile collezione di fossili e dinosauri. Situato in uno degli incroci più importanti nel centro di Toronto, il museo è diventato un punto di riferimento per la città. Aperto al pubblico nel 1914, l’edificio ha subito ben tre ampliamenti, nel 1933, nel 1964 e, l’ultimo, nel giugno 2007. Sebbene i suoi elementi architettonici sono creativi ed innovativi nel loro incedere obliquo che spaventa per l’apparente instabilità, è troppo netto e poco appropriato il contrasto con lo splendido palazzo d’epoca che si ispira ad un misto bizantino ed art deco, risultando melting pot artistico discutibile.

Biblioteca Nazionale (Pristina, Kosovo)
Opera dell’architetto croato Andrija Mutnjakoviç ed inaugurata nel 1982, la biblioteca nazionale di Pristina è un edificio composto da cubi disposti in forma piramidale con 99 cupole di vetro, completamente rivestito da una maglia aggrovigliata di metallo. Un esempio di architettura moderna balcanica che custodisce un rilevante patrimonio letterario. L’edificio ha un’origine geometrica, con un impianto planimetrico di forma quadrata che si innalza attraverso una serie ordinata di cubi. Secondo alcuni critici, Mutnjakoviç trasse ispirazione dalle architetture dell’Hammam di Gazi Mehmed Pasha a Prizren o del Patriarcato di Pec, considerazioni basate soprattutto per la presenza delle cupole che ne richiamano lo stile. Difficile dire se si tratti di un’architettura geniale o di un vera e propria oscenità.

sabato 21 novembre 2009

TORINO FILM FESTIVAL 2009: I VINCITORI

Festival di Torino 2009Vince l’Italia al Torino Film Festival 2009. La giuria internazionale diretta dal regista Gianni Amelio premia il film “La bocca del lupo” di Pietro Marcello. Un docu-fiction originale sia per forma che per contenuti, la storia di un uomo, ordinaria ma profonda, che si alterna con immagini di una Genova d’annata e moderna, tra i vicoli anonimi di una città portuale che vede passare tante persone e tante vite. Pietro Marcello realizza un film poetico, a metà strada tra reportage e favola, raccontando con l’ausilio di una voce fuori campo storie di uomini, le cui abituali attività sembrano tratte da un racconto di eroi. “La bocca del lupo” si aggiudica anche il premio FIPRESCI della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.
Il Premio speciale della Giuria viene consegnato ex aequo a due film: “Crackie” di Sherry White, storia del bastardino Sparky che viene salvato da morte certa da Mitsy, una giovane adolescente che, in cambio della sua verginità, riesce a strapparlo al suo precedente padrone; “Guy and Madeline on a Park Bench” di Damien Chazelle, realizzato dal regista al principio in forma di cortometraggio come tesi di laurea all'Università di Harvard e, dopo tre anni di lavoro, convertito in un lungometraggio. Miglior sceneggiatura è quella del film “Medalia de onoare - Medal of Honor”: il premio è stato deciso dagli allievi della Scuola Holden che in questo modo hanno invitato il regista rumeno a tenere un workshop presso la scuola. Il film è stato anche il preferito del pubblico, chiamato a scegliere il vincitore del premio Achille Valdata.
Il premio di miglior attore va, ex aequo, a Robert Duvall e Bill Murray, entrambi protagonisti nel “Get Low”, primo lungometraggio di Aaron Schneider, vincitore del premio Oscar nel 2004 per il cortometraggio “Two soldiers”. Miglior attrice è la cilena Catalina Saavedra “La Nana - The Maid”, un film di Sebastian Silva, un regista che in questo film è riuscito a trattare argomenti drammatici con un tocco disincantato e divertente.
Segue la lista dei vincitore del Torino Film Festival 2009:

Miglior film
La bocca del lupo, regia di Pietro Marcello
Premio speciale della Giuria (ex aequo)
Crackie, regia di Sherry White
Guy and Madeline on a Park Bench, regia di Damien Chazelle
Miglior sceneggiatura - Premio Invito alla Scuola Holden
Calin Peter Netzer - Medalia de onoare - Medal of Honor
Miglior attore (ex aequo)
Robert Duvall - Get Low
Bill Murray - Get Low
Miglior attrice
Catalina Saavedra - La Nana - The Maid
Miglior documentario italiano
Valentina Postika in attesa di partire, regia di Caterina Carone
Italiana.DOC - Premio speciale della giuria (ex aequo)
Corde, regia di Marcello Sannino
The Cambodian Room - Situations with Antoine D'Agata, regia di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci
Italiana.DOC - Mensione speciale
Je suis Simone (La condition ouvrière), regia di Fabrizio Ferraro
Premio Cult - Il cinema della realtà
Oil City Confidential, regia di Julien Temple
Premio Cipputi - Miglior film sul mondo del lavoro
Baseco Bakal Boys, regia di Ralston Jover
Premio Cult - Mensione speciale
45365, regia di Bill Ross e Turner Ross
Premio FIPRESCI
La bocca del lupo, regia di Pietro Marcello
Premio del pubblico Achille Valdata per il miglior film
Medalia de onoare - Medal of Honor, regia di Calin Peter Netzer
Premio UCCA - Venti Città
Magari le cose cambiano, regia di Andrea Segrè
Premio Maurizio Collino per il miglior film su temi giovanili
Welcome, regia di Philippe Lioret

KEITH HARING IN MOSTRA A PADOVA

Keith Haring Opere realizzate tra il 1981 e il 1988Dopo il grande successo ottenuto presso la sede milanese della Vecchiato Art Galleries, l’arte di Keith Haring giunge in mostra nella sede di Padova. La mostra “Keith Haring. Opere realizzate tra il 1981 e il 1988”, curata da Luca Beatrice, mette a disposizione (gratuitamente) dei visitatori una trentina di opere di Haring per comprendere come l’artista americano riuscì a rappresentare l’arte di strada della metropoli newyorkese degli anni ‘80. Quadri delle dimensioni fino a 3 metri che testimoniano l’eccentricità di un’artista libero da ogni schema prestabilito. Haring realizzava infatti le sue opere adoperando ogni tipo di materiale (ferro, carta, legno, alluminio) dipingendo con ogni strumento gli si capitasse in mano. Tra le opere in mostra: Untitled (Wood Relief), del 1983 in legno intagliato e dipinto dalle forme primivive; Untitled del 1986, acquaforte su carta raffigurante una testa di Medusa in chiave moderna; King and Queen, una scultura del 1988 in smalto su acciaio.
Keith Haring propone un’arte che mescola persone ed animali in movimento, attributi sessuali, oggetti di uso comune, dischi volanti. Una passione artistica che si riconduce alle rappresentazioni dei popoli africani, eschimesi, arborigeni e maya, popolazioni ancora non contaminate dallo sviluppo tecnologico e dunque ancora semplicie e genuine, in grado di concepire senza filtri il rapporto con se stessi e con la natura. Ma nelle sue opere sono presenti anche la paura e il caos della cultura metropolitana, tipica della Pop Art, rivista sempre con caratteristiche originali e spontanee.
La mostra “Keith Haring. Opere realizzate tra il 1981 e il 1988” è curata da Luca Beatrice, uno dei critici più produttivi in Italia, curatore del “Padiglione Italia” alla 53a Biennale di Venezia.

Info
Sede: Vecchiato Art Galleries - Via Alberto da Padova, 2 - Padova
Periodo: 20 ottobre - 30 dicembre 2009
Orari: 9.30-13.00; 15.30-19.30 (tutti i giorni), domenica e festivi chiuso
Ingresso: gratuito
Tel: 0498561359 (infos)